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Qualche dato sul caro-petrolio

Nell'estate 1998 il gasolio costava all'incirca 1.350 lire al litro, ovvero, in un ipotetico cambio in euro, 60/70 centesimi di euro al litro.

Nell'estate 2008, esattamente dieci anni dopo, il gasolio costa all'incirca 1,50 euro al litro, ben più del doppio!

Un paio di anni fa i telegiornali titolavano "sfondato il muro dei 25 dollari al barile". Oggi, titolano gli stessi telegiornali, siamo quasi arrivati a "sfondare il muro dei 150 dollari al barile". Mai nessuno che titoli realisticamente "sfondato il limite della vergogna", poiché questa è oggettivamente la situazione.

Mi ero fatto erroneamente l'idea che fossero i produttori arabi a determinare questa situazione e che fossero ancora loro i destinatari di tutti quei petro-dollari, lasciando ai nostri petrolieri solo le briciole, costringendoli, poverini, ad aumentare un giorno sì e l'altro pure il costo del carburante. È per questo motivo, pensavo, che i governi non intervengono: non c'è margine di manovra alcuno.

Cribbio (volevo dire "cazzo", ma uso cribbio come dice Berlusconi, fa più noblesse), oggi leggendo il Corriere (del 1° agosto, ndr) scopro che la Exxon-Mobil ha prodotto utile per 11,7 miliardi di dollari in 3 mesi, mentre l'altro colosso petrolifero mondiale, Royal Dutch Shell si ferma a un utile trimestrale di 11,5 miliardi di dollari. Record assoluto per entrambe. Strabuzzo gli occhi, faccio una ricerca in internet e la notizia trova conferma sul sito della Borsa Italiana (Exxon-Mobil e Shell).

Le cosiddette major petrolifere sono quattro, una volta erano le famose sette sorelle, poi alcune si sono fuse tra loro. A quanto ammonta l'utile globale (utile, non ricavo) realizzato negli ultimi tre mesi da queste associazioni criminali perfettamente legali? Continuo la ricerca e scopro che la BP (British Petroleum) ha registrato un utile trimestrale di 8,6 miliardi di dollari, mentre la Chevron-Texaco registra un utile trimestrale di 5,98 miliardi di dollari. La somma dell'utile complessivo trimestrale è di 37,78 miliardi di dollari, che moltiplicati per quattro trimestri con questo andazzo lasciano presagire che le quattro sorelle, ipoteticamente, potrebbero realizzare un utile netto annuo di 151,12 miliardi di dollari. Una cifra paragonabile al PIL di nazioni come Romania, Israele, Singapore, Filippine, di gran lunga superiore al PIL di Ucraina, Algeria, Nuova Zelanda, Egitto. Solo che in un caso parliamo del Prodotto Interno Lordo di nazioni popolate da milioni di abitanti, mentre nell'altro parliamo dell'utile che va nelle tasche di pochi eletti, i cosiddetti Illuminati.

Sono senza parole. E in Italia come va? Il Corriere dice che l'utile semestrale dell'ENI è stato di 6,76 miliardi di euro. Continuo il gioco delle ipotesi e raddoppio la cifra: in teoria fa circa 13 miliardi di euro all'anno, cioè una discreta manovra finanziaria, solo che, anche in questo caso, si tratterebbe di un utile per pochi realizzato prelevando direttamente dalle tasche di tutti noi. Tale cifra, tuttavia, è verosimile poiché l'utile netto ENI per l'anno di esercizio 2006 è stato di 9,2 miliardi di euro

E il governo che fa? Niente! Le azioni di ENI sono possedute per il 30% dal governo italiano, mentre il restante 70% da privati variamente assortiti. Il governo, quindi, potrebbe fare sicuramente qualcosa per diminuire il costo del carburante, ma non lo fa e lucra su di noi, senza parlare delle famigerate accise, ovvero delle imposte sulla fabbricazione e sul consumo (da qualche parte devono pur saltare fuori i soldi per coprire le spese e, soprattutto, gli sprechi della pubblica amministrazione).

Non ha fatto nulla il governo Prodi, ma si sa che Prodi è uomo di fiducia dell'establishment bancario internazionale.

Non ha fatto e non fa nulla il governo Berlusconi. Forse affascinato dalla maestria di questi giganti del capitalismo, il nostro apprendista maghetto (come viene disegnato da Giannelli sul Corriere) resta inerme e, dal basso dei suoi miseri 139 milioni di euro di reddito personale del 2006[1], non ha il coraggio di alzare la voce. Eppoi dai, il governo Berlusconi in realtà è intervenuto istituendo il "Fondo di solidarietà" a carico di petrolieri e banche, la cosiddetta Robin Tax, a cui il cda di ENI ha già erogato il proprio contributo di 200 milioni di euro. Che galantuomini, si sono privati di ben 200 su 6.760 milioni di euro (di utile in 6 mesi). Come ebbe a dire Berlusconi qualche tempo fa, i ricchi sono dei benefattori. Infatti, aggiungo io[2], restituiscono sempre (sotto forma di beneficenza, in modo che il popolo li loda adorante) le briciole di quello che incamerano indebitamente e senza vergogna. Anche se assolutamente nella legalità, quella che recita "La legge è uguale per tutti". Roba da sbellicarsi dalle risate, se non mi facesse tremendamente male il ...portafogli.


Note:

1 - Fonte: Corriere del 18 marzo 2008 "Camera, Berlusconi è il più ricco".
2 - Per "ricchi" non intendo coloro che guadagnano onestamente i propri soldi, bensì i "veri ricchi", quelli che possiedono cifre da capogiro e che per realizzarle creano situazioni di monopolio, in ambiti di assoluta necessità, per imporre prezzi assurdi a loro unico e spropositato vantaggio. Vedi appunto il carburante, oramai nessuno di noi si può permettere di non acquistare carburante, è diventato un genere di assoluta necessità; oppure il mondo farmaceutico più interessato ai giochi in borsa che ad aiutare i malati; oppure il mondo finanziario, quello delle banche che si stanno comprando i governi del mondo per poterci regnare industurbate. 

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Il petrolio scende, la benzina no

Con questo titolo, il 6 agosto il Corriere ha pubblicato un articolo nel quale si legge: «Molti, tra gli automobilisti, lo pensano. Tutti, tra gli addetti ai lavori, lo negano. Ma adesso, dal fronte dei distributori, qualcuno ha aperto una breccia. Che dietro alla solita doppia velocità dell’andamento dei prezzi di petrolio e di carburanti, questa volta si possa nascondere la novità dell’estate 2008, la Robin tax (pensata per colpire gli extraprofitti delle compagnie petrolifere ma con il forte rischio che possa essere trasferita dalle stesse compagnie sui prezzi finali al consumatore), è un dubbio che adesso sta prendendo sempre più consistenza e sta contagiando un numero crescente di persone. La questione, cifre alla mano, non è poi così complicata: in tre mesi (probabilmente è un refuso e i tre mesi sono invece tre settimane, ndr) il prezzo del barile di petrolio è crollato da 147 dollari (147,27 dollari l’11 luglio) a meno di 120 dollari (119,17 dollari ieri a New York), in pratica il 19,3% in meno; il prezzo della benzina, invece, è diminuito solo del 5%, denunciano le associazioni dei consumatori. Adoc, Adusbef e Federconsumatori in testa. Con il Codacons che oltre a lanciare accuse contro le compagnie («il prezzo dei carburanti dovrebbe calare immediatamente del 15%») chiede un intervento del governo e dell’Antitrust.»

Devo, quindi, correggermi, i veri ricchi non restituiscono nemmeno le briciole, fanno solo finta di renderle per riprendersele con gli interessi, e con il tacito consenso del governo, poiché, come dice l'adagio, chi tace acconsente.

A onor del vero, il governo un timido sussurro l'ha emesso. Sempre in data 6 agosto il Corriere titola: Scajola: «Benzina può scendere ancora» [...] È quanto si legge in una nota del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, secondo il quale, «allo stato attuale del prezzo del petrolio, esistono i margini per un'ulteriore riduzione, compresa tra 0,8 e 1,8 centesimi al litro, del prezzo al consumo dei carburanti». [...] Inoltre mentre tra il 14 e il 28 luglio in Europa la benzina è scesa mediamente di 5 centesimi al litro, con picchi che in Germania hanno toccato i 9,4 cent/litro, lungo la penisola invece, a fronte di giorni in cui il prezzo del petrolio è sceso notevolmente, il prezzo medio al consumo della benzina è diminuito di 4,2 centesimi «con un differenziale - fa notare il ministero - a sfavore del nostro paese di 0,8 centesimi».

Capito? Il petrolio scende di 28 dollari al barile mentre il carburante scende di 4,2 centesimi al litro. Ovvero, come ti aumento magicamente l'utile in questo gioco dei Monopoli fatto con i nostri soldi. Infatti, poiché un barile corrisponde a circa 159 litri, la diminuzione di 28 dollari a barile corrisponde a 17,6 centesimi al litro, mentre alla pompa la diminuzione è stata mediamente di 4,2 centesimi al litro. Anche se ora la diminuzione viene portata a 5 o 6 centesimi al litro, come auspicato dal "buon" Scajola, che fine hanno fatto gli altri 11/12 centesimi di differenza? Perché in Germania hanno diminuito di 9,4 centesimi e qui in Italia no?

Ho il presentimento che quella di Scajola sia solo un'operazione di marketing per dimostrare al "popolo" quanto è buono il governo a prendere le sue difese e quanto son bravi questi petrolieri che si adegueranno subito alla richiesta di far scendere il prezzo del carburante di 0,8-1,8 centesimi al litro. Ma anche per dimostrare al governo e ai petrolieri quanto il "popolo" sia fesso e credulone.

Anzi: «Il petrolio cala e la benzina aumenta»

Il 2 settembre 2008 Il Corriere pubblica la denuncia della Federconsumatori, secondo la quale «Il greggio si avvicina ai 100 dollari, ma ci guadagnano solo le compagnie petrolifere». «Con il petrolio che si sta avvicinando ai 100 dollari al barile, sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti», afferma la Federconsumatori, e invece «Di diminuzioni non vi è stata neanche l'ombra, anzi, i prezzi sono vergognosamente aumentati».