Glaxo: la farmatruffa

Pubblichiamo due articoli che illustrano brevemente l'entità e le modalità del fenomeno. Oggi 14 febbraio 2003 alcuni quotidiani davano notizia che lo scandalo della truffa farmaceutica è approdato anche negli Stati Uniti d'America, e anche lì la principale protagonista sarebbe la GlaxoSmithKline.

Tutto questo "baccano", però, ci crea sentimenti contrastanti: da un lato ci fa piacere che una tale "cattiva abitudine" venga smascherata e denunciata all'opinione pubblica. Dall'altro lato non capiamo come mai salti fuori solo adesso e solo per la Glaxo; lo si è sempre saputo, e non è un vezzo esclusivo della Glaxo o dei Poggiolini-De Lorenzo. Non sarà per caso solo un'abile operazione di marketing per "fissare" indelebilmente il marchio nelle menti del volgo? Oppure un'operazione atta a perorare qualche "necessità speciale" o qualche "legge speciale"? Ai posteri...

Da: Il Nuovo

Cene, riviste, false ricerche:
l'abc della farmatruffa

Non solo gadget e gite esotiche per convincere i medici a prescrivere di più. Le industrie del farmaco possono giocare su un'ampia gamma di "incentivi": le gole profonde raccontano la complessa arte del "comparaggio"

12 febbraio 2003

ROMA - I gadget e le vacanze premio nei paradisi tropicali? L'arte di "incentivare" i medici a prescrivere pillole e sciroppi, punibile anche con un anno di reclusione, conosce oggi tecniche molto più sofisticate. E più difficili da smascherare per magistrati e guardia di finanza impegnati in inchieste che promettono di sollevare il coperchio di uno scandalo che potrebbe far impallidire anche quello esploso all'epoca del duo "Poggiolini-De Lorenzo".

L'abbecedario della farmatruffa non comprende solo il computer in regalo o il viaggio premio mascherato da convegno scientifico, assicura più di una "gola profonda" alle dipendenze di grandi ditte farmaceutiche, che ovviamente chiede di rimanere anonima. Pena il licenziamento sicuro a cui va incontro chi svela sistemi oramai da tempo nell'occhio del mirino della magistratura. E non a caso smascherati dall'ultima mega operazione "Giove" della Guardia di finanza.

Esistono altri sistemi più sosfisticati e apparentemente legali per remunerare lautamente i camici bianchi dalla prescrizione facile, confida che la sa lunga sull'arte del cosiddetto "comparaggio".

L'indagine scientifica - Ovvero come prendere due piccioni con una fava. Il meccanismo è ingegnoso. Si affida ad una società scientifica il compito di condurre un'indagine per rilevare effetti, desiderati e non, dei medicinali prescritti. Un'attività meglio nota tra gli esperti con il nome di "farmacovigilanza". La società incaricata dall'industria farmaceutica distribuisce schede ai medici che dovrebbero servire a rilevare numero di medicinali prescritti e reazioni dei pazienti. Per ogni scheda compilata, un "gettone" di ricompensa. Così si premia, e si controlla allo stesso tempo che l'incentivo sia andato a buon fine. Ossia al medico che ha effettivamente prescritto a piene mani il farmaco da "spingere". Soprattutto gli antibiotici, assicurano alcuni informatori farmaceutici.

La rivista - Ne esistono diverse, ciascuna con una propria ragione sociale ma, guarda caso, con mono-sponsor farmaceutico. Alcune hanno persino il nome della testata simile al prodotto regolarmente pubblicizzato nell'ultima pagina di ciascun numero. Spiegato il livello di autonomia di queste riviste "scientifiche" dagli sponsor farmaceutici, ecco come si arriva al "dottore": pagando generosi compensi per attività redazionali a medici anche di secondo piano, "ma con buona potenzalità prescrittiva", specifica un informatore della pillola. Che puntualizza: il trucco è utilizzato soprattutto per premiare i camici bianchi ospedalieri.

Le cooperative mediche - Più aumenta la capacità di prescrivere, più cresce il potere di contrattare super-incentivi. Non sono nate per questo, ma in alcuni casi servono "anche" a questo le cooperative di medici, che sempre più numerose soppiantano il classico studio del singolo medico di famiglia. Alcune - spiega un'informatore - sono formate da 50-60 medici, ma a tirare le fila sono solo in 4 o 5. Ed è con loro che bisogna trattare per vedere salire alle stelle le prescrizioni del proprio farmaco. Una "spinta" che può valere anche migliaia di scatolette. E che - assicura sempre "gola profonda" - si ricompensa in base a veri e propri tariffari. Sotto forma di gadget e viaggi premio. Anche in questo elargiti sotto forma di ricompensa per "studi clinici" sui medicinali già in commercio.

Le cene - Restano un "must" del marketing farmaceutico. I ristoranti continuano a fatturare bei conti alle industrie della pillola, ma gli informatori del farmaco ora ci vanno più cauti. La cena si fa, ma mascherata da meeting scientifico regolarmente autorizzato dal Ministero della salute. Si paga il professore che spiega le miracolose proprietà del farmaco da sponsorizzare. Un applauso e poi tutti a tavola, con la promessa di prescrivere la pillola decantata prima dell'antipasto. Promessa tra l'altro non sempre mantenuta, assicura chi la cena è abituato ad offrirla a spese dell'azienda.

La Smart - Fra gli informatori farmaceutici circola anche questa. Che una nota multinazionale della pillola abbia assegnato a ciascun rappresentante due Smart con cui "omaggiare" i medici più solerti a far scorrere la penna sul ricettario.

Gli effetti sulla spesa - Tra leggende e illeciti accertati dalle Fiamme Gialle gli effetti del "comparaggio" continuano comunque a farsi sentire sulla spesa pubblica. Nel 2001 c'è stato il boom del 32% di crescita della spesa per pillole e sciroppi. Lo scorso anno si è saliti "solo" di un punto percentule, ma toccando comunque livelli ampiamente superiori al "tetto" prefissato da Governo e regioni, costrette poi a ripianare la falla con i ticket. E questo non per colpa dei prezzi. Che hanno anzi subito un calo tra i medicinali mutuabili. La causa è piuttosto nell'aumento delle prescrizioni e del loro spostamento verso prodotti più costosi.

La scure di Sirchia - Un consumismo farmaceutico che il Ministro della salute, Girolamo Sirchia, vuole ora frenare portando al prossimo Consiglio dei Ministri un decreto "anti-truffe" che raddoppia le sanzioni per chi raggira Asl e ospedali, fino a prevedere il carcere nei casi più gravi. Un provvedimento già esaminato in via preliminare la scorsa settimana e che, anche sulla spinta delle ultime indagini giudiziarie, potrebbe ottenere il via libera già venerdì prossimo.

L'associazione degli informatori farmaceutici, dal canto suo, da molti anni tenta di far approvare dal Parlemento una legge che istituisca l'albo professionale per tutelare la categorie dal pressing dei capo-marketing delle aziende. Impresa puntualmente fallita. Ora ci riprova il deputato azzurro Alberto Minoli, con una proposta di legge ad hoc. È il quarto o quinto tentativo. Chissà se sarà l'ultimo.

Da: Tribuna di Treviso

«Questa indagine fa impressione
sotto accusa farmaci molto costosi»

Le reazioni Federfarma, Anao e Farmindustria

Venezia, 13 febbraio 2003, di Valentina Dal Zilio

La Federfarma sta dalla parte della magistratura. Il presidente regionale dell'associazione, Franco Muschietti, si dice indignato per i risultati della maxi inchiesta. «I primi dati emersi sono impressionanti - commenta Muschietti - uno scandalo che coinvolge tremila persone con un giro di oltre 100 milioni di euro! E sono felice di poter affermare che la categoria dei farmacisti ne esce pulita. Noi stiamo con la magistratura». Secondo il presidente della Federfarma veneta l'inchiesta Glaxo è solo la punta di un iceberg. Alla base dello scandalo ci sarebbe la distribuzione di specifici medicinali. «Da anni - continua - la nostra associazione è impegnata in una battaglia di denuncia in merito alla distribuzione di alcuni farmaci elargiti dalla struttura pubblica. Si tratta in genere di ritrovati ad alto costo acquistati attraverso una gara d'appalto e distribuiti dalle aziende sanitarie per mano di medici, ma anche infermieri ed altri operatori. Così viene a mancare un rigido controllo sull'uscita del farmaco, rendendo difficili le stime delle quantità di pillole distribuite. Nelle farmacie questo non avviene: noi siamo in grado di controllare l'entrata e l'uscita di ogni singola pillola calcolando, ogni 25 del mese, la spesa totale al centesimo. La questione è arrivata in Regione e speriamo vengano presi al più presto dei provvedimenti per garantire un monitoraggio capillare dei farmaci in commercio».

Muschietti chiarisce poi il rapporto tra farmacisti e informatori medico scientifici. «Gli informatori non vengono in farmacia per promuovere le nuove molecole - spiega - ma per avvertire i titolari che i ritrovati sono in distribuzione. Sta al farmacista decidere se approvvigionarsi o meno sulla base di una scelta puramente commerciale. È chiaro che per contenere la spesa pubblica è necessario puntare più sul farmaco generico che costa dal 20 al 30 per cento in meno rispetto ad un medicinale di marca. Spingendo i farmaci generici, che in Italia ricoprono appena il 5 per cento delle vendite, si otterrebbe un risparmio notevole».

Anche Farmindustria si schiera dalla parte della magistratura pur «ritenendo necessario salvaguardare con forza il valore scientifico e sociale dell'informazione che rischia altrimenti di essere sottoposta ad una critica generica e ingiustificata». Il presidente Gian Pietro Leoni ha precisato che «dal giugno 1999, non ha più ricoperto alcun ruolo operativo nell'ambito della GlaxoSmithKline e che quindi ogni eventuale collegamento tra gli illeciti e Farmindustria è privo di fondamento».

Per Carlo Bocci, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao, l'inchiesta riguarda la medicina convenzionata. «I rapporti tra le aziende farmaceutiche e i professionisti dipendenti dell'Usl avvengono nel pieno rispetto della legge. Eventuali donazioni e sponsorizzazioni che interessano la struttura ospedaliera devono essere, oltre che legittime, motivate e deliberate dal direttore generale».