rassegna di TEATRO CONTEMPORANEO
I gemelli Anteprima assoluta
Spazio Alici
Progetto Ombre - secondo movimento
I G E M E L L I
di Fleur Jaeggy
Florian Teatro Stabile d'Innovazione
"La musa di Fleur Jaeggy è il riserbo. Nella letteratura italiana, e forse europea, di oggi, nessuno possiede la sua implacabile discrezione, la sua stoica accettazione della necessità, la sua caparbia durezza"
(Pietro Citati, La Repubblica)
"La paura del cielo, paragonabile ai feroci ‘tableaux parisiens' di Baudelaire, raccoglie scorci di vite suburbane, sepolte in una banalità quotidiana e collettiva dove fermentano e all'improvviso scoppiano l'odio, la follia e l'omicidio"
(Marc Fumaroli, Le Figaro)
uno spettacolo di Giorgio Marini
con Emanuele Carucci Viterbi
Elisabetta Piccolomini
Anna Paola Vellaccio
disegno luci Vincenzo Raponi
assistente alla regia Alessandra Felli
assistente ai costumi Miriam Di Domenico
produzione Giulia Basel, Massimo Vellaccio
Dopo aver affrontato in Occhi felici un anomalo triangolo amoroso filtrato attraverso la miopia della protagonista, ne I gemelli assistiamo alla storia di due fratelli di un villaggio senza nome che si bastano fino alla morte, senza mai varcare i confini di altri luoghi. Anche in questo caso e in modo più evidente siamo di fronte ad una doppia duplicità, da un lato quella gemellare dei due fratelli, dall'altro la coppia di un pastore protestante e di sua moglie rappresentati come scissione nevrotica di una stessa persona.
Nel racconto il villaggio è un non luogo di vecchi in cui i morti persistono nei vivi che potrebbero sembrare, a loro volta, fantasmi: la stessa identità dei due fratelli finirà per dissolversi nell'incertezza del finale.
Nello spettacolo i gemelli assumono i connotati del revenant, del vampiro che ritorna nella propria casa o dell'estraneo che s'introduce in una realtà da un altrove dimenticato, come dopo il risveglio da una morte vivente o da un'amnesia o dall'ipnosi di un gioco di magia.
Nella presentazione de I beati anni del castigo, Iosif Brodskij definisce così lo stile narrativo della Jaeggy: "Si ha l'impressione che sia stato scritto con una penna affilata, affilata come una lama, con la punta di quella penna, di quella lama".
Da un punto di vista visivo l'allestimento presenta una landa innevata, con due grandi sedie-albero poste al centro dello spazio, da cui emergono gli oggetti utilizzati nelle azioni sceniche.
I costumi, che in Occhi Felici sono ispirati a Chanel in omaggio ai primi anni sessanta del Novecento e all'episodio Il lavoro di Luchino Visconti, ne I Gemelli si riferiscono alla produzione fotografica di August Sander relativa al progetto di documentazione delle tipologie sociali tedesche che il fotografo ha avviato a partire dagli anni '20 del secolo scorso.
Note sull'autrice
Nata a Zurigo, ma di madrelingua italiana, Fleur Jaeggy ha vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza fra alcuni collegi svizzeri e Roma. Dal 1968 vive a Milano.
Il suo primo romanzo, Il dito in bocca, è stato pubblicato in quello stesso anno presso l'editore Adelphi; sempre da Adelphi sono poi usciti: L'angelo custode (1971), Le statue d'acqua (1980), I beati anni del castigo (1989), i racconti La paura del cielo (1994) e il romanzo Proleterka (2002).
Fra i numerosi riconoscimenti ricevuti, vanno ricordati il premio Bagutta (1990) per I beati anni del castigo e il premio Viareggio (2002) per Proleterka.
Alla scrittura narrativa Fleur Jaeggy alterna traduzioni (sue sono le versioni italiane di Vite immaginarie di Marcel Schwob e de Gli ultimi giorni di Immanuel Kant di Thomas De Quincey) e testi critici su Schwob, De Quincey, Keats e Walser.
I suoi esordi letterari sono stati fortemente segnati dalla vicinanza con la grande scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, di cui Fleur Jaeggy è stata amica da giovanissima e che ha frequentato fino alla sua precoce scomparsa.
Del suo romanzo d'esordio, Il dito in bocca, la Bachmanm ha scritto: "È un libro stravagante e insolito, fra l'altro per la superba trascuranza delle correnti letterarie. L'autrice ha l'invidiabile primo sguardo per le persone e le cose, c'è in lei un insieme di distratta leggerezza e di saggezza autoritaria: da queste capacità contraddittorie nascono dialoghi di una diabolica intelligenza e descrizioni di una semplicità disarmante".
Molte sono le affinità fra le due scrittrici, a cominciare dall'oscillazione fra l'Italia e il rispettivo paese natale (Svizzera e Austria) che ha segnato la loro biografia e la loro stessa sensibilità.
Altri autori di cui si possono riconoscere le tracce nell'opera della Jaeggy sono Robert Walser e Thomas Bernhardt, senza dimenticare l'influsso che ha esercitato su di lei la letteratura mistica e sapienziale d'Occidente e d'Oriente, in particolare Meister Eckhardt e Chuang-Tzu.
I suoi libri, pubblicati in Italia da Adelphi, sono tradotti in 20 paesi e 20 lingue.
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