L'umana violenza divina

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Tratto da FREE SOULS, Settembre 2001

Abbiamo assistito sgomenti ed impotenti alla strage in diretta compiuta a New York e Washington da alcuni esecrabili fanatici.

È difficile in questo momento trovare delle parole, dei concetti sensati che non alimentino ulteriormente l'ondata di terrore e di fanatismo che ha attraversato in un baleno la nostra vita. Per cui ci affidiamo ad alcuni illuminati ed illuminanti passi tratti dalla definizione di «Fanatismo», dal «Dizionario Filosofico di Voltaire»:

«A questa malattia epidemica non c'è altro rimedio che lo spirito filosofico, il quale, man mano diffondendosi, addolcirà finalmente i costumi degli uomini, prevenendo gli accessi del male: perché, non appena questo male fa dei progressi, bisogna correr via, e aspettare che l'aria si sia purificata. Le leggi e la religione non bastano contro questa peste degli animi; la religione, invece di essere per loro un alimento salutare, si tramuta in veleno nei cervelli infetti. [...] essi attingono il loro furore nella stessa religione che lo condanna.

Le leggi sono ancora impotenti contro questi accessi di furore; è come se leggeste un decreto del consiglio a un frenetico. Quella gente è persuasa che lo spirito santo che li pervade stia al di sopra delle leggi, e che il loro fanatismo sia la sola legge cui debbano ubbidire.

Che cosa rispondere a un uomo il quale vi dice che preferisce ubbidire a Dio che agli uomini e che, di conseguenza, è sicuro di meritare il cielo sgozzandovi?

Di solito sono le canaglie a guidare i fanatici e a mettere loro in mano il pugnale; somigliano a quel Vecchio della Montagna che faceva, si dice, gustare le gioie del paradiso a certi imbecilli, e prometteva loro un'eternità di quei piaceri di cui avevano avuto un assaggio, a condizione che andassero ad assassinare tutti coloro che egli avesse indicato.»

Voltaire dice che l'unico rimedio al fanatismo, qualunque sia la sua origine, è lo spirito filosofico, la voglia, cioè, di sapere. Ma sapere cosa? sapere come procurare un effettivo vantaggio all'uomo, che nella fattispecie si traduce in una capacità di convivenza rispettosa della reciproca diversità, in una capacità di tolleranza per l'uomo. Uomo in quanto tale, nel suo insieme, «senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», come recita l'art. 3 della Costituzione italiana.

Ancora Voltaire, dice che la tolleranza: «È la prerogativa dell'umanità. Siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci reciprocamente i nostri torti, è la prima legge di natura.»

Ovviamente quanto accaduto l'11 settembre 2001 a New York e a Washington esige che i responsabili vengano individuati e fermati, resi cioè impossibilitati a compiere altri crimini, e che vengano individuati e fermati i loro protettori. Ma quanti saranno questi fanatici criminali e i loro protettori? cento? mille? diecimila? Va bene, cerchiamone cento, oppure mille, oppure diecimila, ma non criminalizziamo oltre un miliardo di esseri umani solo perché credono in Allah, o solo perché i loro governanti sono dei pazzi irresponsabili. Ne abbiamo avuto recentemente anche noi occidentali, due nomi su tutti: Hitler e Stalin. Ma a nessuno è venuto in mente di criminalizzare "tutti" i tedeschi e "tutti" i russi. Quello è stato un segno di responsabilità civica. In questo momento abbiamo bisogno tutti di agire con responsabilità civica verso gli islamici.

Purtroppo i commenti e le spinte alla "caccia all'islamico" si sprecano (ci sono anche commenti e le spinte alla tolleranza, per fortuna). Ad esempio, apprendiamo dal Corriere del 17 settembre 2001 che al raduno della Lega tenutosi a Venezia, il leghista Mario Borghezio ha fatto distribuire un volantino sul quale compare una foto dello sceicco Osama Bin Laden con sotto lo slogan «Clandestini = terroristi islamici». Che dire? fanatismo. Borghezio, che non è nuovo ad atteggiamenti intolleranti, da un esempio di irresponsabilità civica cavalcando l'onda emotiva dell'indignazione e della paura per creare uno scontro inesistente tra il mondo islamico e il mondo occidentale. E lo fa nel più classico dei modi: con dei falsi accostamenti. È indubbiamente vero che esiste un "problema clandestini", e troviamo sostanzialmente corretto il recente provvedimento del Governo italiano (voluto dalla Lega) che permette l'ingresso in Italia solo alle persone che hanno un permesso di lavoro, poiché senza mezzi di sostentamento, dovendo mangiare per il principio dell'autoconservazione, si ruba. Ma dire che i clandestini sono terroristi islamici è falso. In primo luogo la maggior parte dei clandestini in Italia sono albanesi e, stando alle cronache quotidiane dei nostri giornali, la maggior parte dei crimini commessi da clandestini vengono commessi da albanesi, e gli albanesi «non sono islamici». In secondo luogo i terroristi, qualunque sia la loro provenienza, non sono clandestini, come testimoniato anche dalle indagini negli USA, bensì hanno tutte le carte in regola poiché non si possono permettere che un banale controllo mandi all'aria i loro piani. Fortunatamente lo slogan «clandestini = terroristi islamici» non trova d'accordo una parte della Lega, tanto che il capo dei deputati Alessandro Cè si dissocia da una linea del genere: «Chi entra nel nostro Paese per lavorare e osserva le leggi deve essere bene accetto e va rispettato. Chi invece trasgredisce deve essere allontanato».

Guerre di religione

Sentiamo dire che è in atto una "guerra di religione" tra l'Islam, o la cultura islamica, e l'Occidente, o la cultura occidentale a prevalenza cristiana. Questo è falso. Come ci ammonisce Voltaire «essi (i fanatici) attingono il loro furore nella stessa religione che lo condanna». La verità è che alcuni dei loro folli governanti (o capi) usano la religione per veicolare l'odio fanatico, profittando dell'ignoranza generale, spesso ignoranza degli stessi Testi Sacri, e della disperazione e indigenza in cui questi uomini versano. Ma chi oggi ci dice, brutalmente o velatamente, che c'è in atto una tale guerra è altrettanto folle, e sta cercando di strumentalizzare l'indignazione e la rabbia di noi "occidentali" per dei secondi fini personali, proprio come sta facendo chi tira le fila del cosiddetto terrorismo islamico.

In realtà le "guerre di religione" non esistono e probabilmente non sono mai esistite. Le religioni ed il fondamentalismo religioso è stato usato per coprire motivazioni di altro genere, quasi sempre di tipo economico o di prevalenza territoriale finalizzata ad un tornaconto economico. Alcuni esempi:

- La guerra in Medio Oriente tra Israeliani e Palestinesi, ci viene presentata come uno scontro tra l'Islam e gli Ebrei. La verità, come testimoniato da Amos Oz, è che gli "Ebrei" hanno invaso il territorio dei Palestinesi e i Palestinesi combattono per riavere la loro terra. La religione non centra nulla.

- La guerra in Kossovo viene attribuita agli islamici, o meglio al fatto che in base alla loro religione devono prevalere sugli altri. La verità è che la guerra in Kossovo è uno strascico della guerra che ha coinvolto la ex-Jugoslavia, scatenata da abominevoli teorie etniche e razziali nate in seno all'Occidente e non in seno all'Islam.

- Le Crociate. Anche le "guerre di religione" per antonomasia, in realtà, erano combattute per fini per nulla religiosi: si trattava di mantenere i territori asiatici da cui gli europei attingevano ricchezze fin dai tempi dei romani.

Orbene, riconoscere che non c'è una "guerra di religione", che ciò che è successo non è intrinseco all'Islam in quanto tale, è un primo punto di partenza per cercare "i veri motivi" di tanto orrore e per evitare di commetterne di simili, per non creare un inutile quanto sbagliato clima di diffidenza verso le comunità islamiche che ospitiamo nei nostri paesi.

Certo, gli islamici che vengono da noi sono diversi da noi. Ma anche i nostri connazionali che sono emigrati negli Stati Uniti erano diversi dagli americani. Hanno portato in America il loro bagaglio culturale, il loro modo un po' bigotto di vivere la religione, si sono riuniti in clan chiusi dando vita alle varie "Little Italy" nelle metropoli americane. Alcuni di loro hanno portato una criminalità sconosciuta agli americani, la mafia, ma la maggior parte di loro si sono messi a lavorare di buona lena e si sono guadagnati "sul campo" la fiducia degli americani, tanto che oggi il sindaco di New York di cognome fa "Giuliani", mica "Smith" o "McCallaghan". Ed ora i figli degli emigrati italiani sono dei fieri americani (o tedeschi, o belgi, eccetera) che hanno contribuito nei loro scambi con la "nativa" Italia a portare da noi un po' dello spirito libero americano.

La stessa cosa si sta verificando con gli immigrati islamici (o altri popoli). Si sono riuniti in clan più o meno chiusi, alcuni sono dediti al crimine, la maggioranza lavora e nel frattempo si amalgama con il nostro stile di vita. Tutti possono notare alcuni islamici vestire come noi occidentali, le donne non portano il chador, ma sempre più spesso vestono come le nostre donne. E i loro figli si comportano come i nostri figli e, se non fosse per i caratteristici tratti somatici, la differenza è nulla. Questa è la vita. Cercare di fermarla con delle motivazioni discriminatorie e fondamentaliste, come fa il cardinale Biffi, è da "fanatici incoscienti", nonché palesemente contrario alla religione che Biffi rappresenta, alla Costituzione italiana, ed allo spirito democratico che il popolo italiano (e Occidentale nel suo insieme) ha conquistato con sacrifici immani.

Gufi e sciacalli

Con tutto il rispetto per le due specie animali che portano questi nomi, parliamo ora di gufi e sciacalli, immancabili personaggi, perlomeno questi ultimi, in ogni scenario di morte.

Il 12 settembre 2001, all'indomani dell'attacco terroristico, il cardinale Biffi ha esternato una delle sue "gufate". Leggiamo nell'articolo pubblicato su "Il Giorno" che secondo Biffi "Bisogna pregare la Madonna «per quello che è capitato negli Usa, per questo oceano di dolore che è stato inflitto»; ma anche «perché la cristianità trovi la strada giusta per la propria sopravvivenza». Perché gli attentati in America dimostrano che questa sopravvivenza è oggi seriamente minacciata, come già un tempo, dall'avanzare sempre più pericoloso e violento dell'Islam. [...] Non è del resto la prima volta che Biffi afferma con chiarezza la pericolosità dell'islamismo. Già un anno fa, attraverso una Nota pastorale che fece grande scalpore, aveva sostenuto che l'integrazione degli immigrati islamici, proprio a causa della loro fede e cultura «assolutista», è difficilissima nei Paesi cattolici."

L'integrazione degli immigrati islamici è sicuramente «difficilissima» se gli islamici si trovano a fronteggiare un clima ostile come quello predicato da Biffi. Il quale, anziché offrire un esempio di tolleranza e di amore verso il prossimo e verso i più bisognosi (e gli immigrati sono senz'altro bisognosi), nonché un esempio di ecumenismo e di dialogo interreligioso, a sole 24 ore dal dramma è sceso "in campo" per utilizzare l'onda emotiva di quel dramma per attaccare il "nemico islamico", "l'infedele". Quasi sicuramente, da qualche altra parte, un certo Osama Bin Laden stava facendo la stessa cosa, ma a parti invertite.

Qualora il cardinale Biffi non sapesse come trascorrere il tempo, o qualora fosse "patologicamente" portato alle esternazioni (i Corti direbbero che gli «drenano giù»), anziché incitare all'odio verso gli islamici potrebbe spiegarci come mai esponenti vaticani hanno coperto gli Ustascia; come mai il cardinale Aloisio Stepinac, che benedisse quel sanguinario regime croato, nel 1998 è stato beatificato dal Papa; come mai ora il Vaticano e lo IOR si oppongono alla celebrazione del processo mirante a stabilire se lo IOR abbia ricevuto e "trattenuto" denaro dagli Ustascia in fuga, al fine che tale denaro venga restituito agli eredi. Oppure il cardinale Biffi, mentre medita sulla "pericolosità" dell'avanzata islamica, potrebbe spiegarci come mai il Tribunale delle Nazioni Unite ha spiccato mandati di cattura contro esponenti del clero cattolico con l'accusa di genocidio, e come mai ora il Vaticano sta nascondendo queste persone e non vuole consegnarle al giudice Carla Ponti (lo stesso giudice che si sta occupando del caso Milosevic).

Sempre il 12 settembre 2001, il TG2 mandava in onda le dichiarazioni di un rappresentante degli "sciacalli". Un luminare della scienza psichiatrica ci ha informato che, a causa di quanto successo, si formeranno ora delle patologie psichiatriche "da attacco terroristico" o da "caduta delle Twin Towers" o da "perdita di un proprio caro" o da "day after", che vanno solertemente curate. Francamente la cosa ci crea un sentimento di orrore uguale a quello delle immagini dell'attacco terroristico. Questi signori, a sole 24 ore di distanza, hanno il coraggio di inventarsi nuove "patologie" creando un numero enorme di pazienti che porteranno alle loro casse un fiume di dollari.

Ciò che è successo crea degli stati d'animo di dolore, di disperazione, di frustrazione e di paura, questo è pacifico. Chi ha perso dei familiari si sentirà "male", è scontato. Ma a noi sembrano reazioni "normali", umane, non delle malattie che si sono scatenate improvvisamente e che necessitano di cure psichiatriche. Mai come ora, invece, è necessario aiutare queste persone con del calore umano, con delle parole di conforto, non facendole sentire sole né tantomeno "malate". E questo è un compito a cui è delegata qualsiasi persona di sani princìpi, ma soprattutto i religiosi. Questo è un compito dei preti, dei pastori, non degli psichiatri.

Blasfemi

Secondo alcuni fanatici islamici a causare la tragedia americana «è stata la mano di Dio, una vendetta per le uccisioni di bambini in Iraq commesse dagli americani». Ovviamente le popolazioni islamiche sono convinte che Dio è dalla loro parte, così almeno viene loro detto. Ma anche gli occidentali pensano che Dio sia dalla loro parte. Un quotidiano tedesco ha titolato a caratteri cubitali "Dio, stai dalla nostra parte".

Questo cliché ha accompagnato tutte le guerre e le campagne d'odio. I Crociati "avevano" Dio dalla loro parte e combattevano per Lui. Ma anche i Saraceni "avevano" Dio dalla loro parte e combattevano per Lui. Hitler pensava di avere Dio dalla sua parte, e il Vaticano, appoggiandolo, gli ha fatto credere che fosse vero. Gli Israeliani, "popolo eletto", hanno Dio dalla loro parte, così come ce l'hanno i Palestinesi. E la saga della blasfemìa continua.

Blasfemìa per blasfemìa, abbiamo uno scoop: abbiamo interpellato il diretto interessato, Dio, il quale ci ha riferito che Lui quello che doveva fare l'ha fatto. Ha dato all'Uomo tutto, inclusa l'intelligenza. Per lui tutti gli uomini sono uguali. Che facciano un po' come meglio credono. La vita, è la loro vita. Se si divertono così, a Lui sta bene. Ma è un po' contrariato per il fatto che, come dei bambini capricciosi e viziati, lo tirano sempre in ballo chiedendogli di stare "dalla nostra parte", attribuendo così a Lui le colpe dei misfatti dell'Uomo.

Tra i due litiganti...

Un problema, qualsiasi esso sia, può essere risolto solo se lo si comprende appieno.

Apparentemente questa nuova ondata di terrorismo violento è dovuta alle passate ingerenze americane in Medio Oriente contro il regime di Saddam Hussein - che ha causato moltissimi morti anche tra i civili, bambini inclusi - ed al sostegno che gli USA hanno dato e danno ad Israele nel conflitto con i Palestinesi. Si è venuta quindi a creare una annosa diatriba tra il mondo islamico e il mondo Statunitense-occidentale. Apparentemente questo è il problema.

Un vecchio detto, che tutti conosciamo, ammonisce che «tra due litiganti c'è un terzo che gode».

C'è sempre un terzo che gode? e cosa significa questo in pratica? Sì, purtroppo c'è sempre e significa che tra le due parti di un litigio che non si risolve, ce n'è una terza che ne trae dei vantaggi, o mira a trarne dei vantaggi di un tipo o dell'altro. È dunque questa terza parte ad avere dei motivi per scatenare ed alimentare il litigio. Vediamo alcuni esempi per capire meglio (solo alcuni):

- È entrato nel mondo delle barzellette il fatto che tra due coniugi litiganti «c'è di mezzo una suocera» che per riconquistare il figlio/la figlia aizza quest'ultimo/a contro la moglie/il marito, solitamente con critiche. Alla «suocera» però vanno aggiunti gli amanti che senz'altro creano scompiglio in una famiglia, e il loro interesse è ovvio.

- La guerra tra Vietnam e Stati Uniti. Dietro c'era l'Unione sovietica che alimentava il conflitto appoggiando il Vietnam. In questo modo l'URSS ha guadagnato vendendo ai vietcong un bel po' di armi, ma soprattutto ha screditato a livello mondiale gli USA creando l'immagine dell' «Amerika», la superpotenza dispotica, inculcando con successo tale idea nella gioventù occidentale, incluso i giovani americani del tempo.

- La guerra tra l'Afganistan e l'Unione Sovietica. Dietro c'era la CIA che alimentava il conflitto. Il guadagno consisteva nella vendita di armi a Osama Bin Laden (e compagni) e nel tentativo di pareggiare il conto con l'URSS per la questione Vietnam screditando l'URSS di fronte all'opinione pubblica mondiale.

- I vari conflitti nell'Africa degli anni '70/'80. Dietro c'era sempre il regime di Mosca che in questo modo rimpinguava le proprie casse vendendo armi da un lato, mentre dall'altro cercava di esportare la propria ideologia, avendo oramai fallito e non avendo più un "mercato" nel mondo Occidentale.

- Ricordiamo che durante la guerra del '91 tra USA e Iraq, mentre l'Europa deplorava l'invasione del Kuwait da parte delle truppe di Hussein e appoggiava l'intervento militare americano, si scoprì che dalla Germania qualcuno stava spedendo al regime di Hussein un "super cannone" a pezzi. Senza dubbio era un buon affare economico, e più la guerra durava più le "entrate" potevano salire. Non dimentichiamo, come sottolinea lo scrittore iracheno Younis Tawfik, che a trarre vantaggio dall'attuale situazione potrebbe essere «chi vuole davvero accendere una guerra, chi forse vorrebbe stabilire con le armi un nuovo ordine mondiale, chi fabbrica e vende armamenti micidiali e "scudi spaziali", per dimostrarne la necessità».

Questo, a nostro avviso, è il nocciolo del problema dal quale può scaturire la soluzione: a parte Osama Bin Laden e i suoi fanatici seguaci da una parte e gli USA con la loro politica estera a volte cieca dall'altra, chi altri può avere dei reali interessi affinché tutto ciò avvenga? Sia Osama e il mondo islamico che gli USA e il mondo occidentale avranno, in caso di litigio, enormi perdite. Chi invece ci guadagnerà o crede di guadagnarci? chi è la «suocera» in questo caso? Quel "chi" è il vero responsabile, il vero fanatico pazzo.