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PALADINI DI FRANCIA

17/05/2008 - 23:58

Cantieri Teatrali Koreja
Teatro Stabile di innovazione
PALADINI DI FRANCIA
Spada avete voi, Spada avete io!
vita, morte e disavventure di Orlando e altri strani paladini

di Francesco Niccolini
regia Enzo Toma
con Silvia Ricciardelli, Angela De Gaetano, Carlo Durante, Fabio Tinella
assistente alla regia Valentina Impiglia
ideazione marionette e scene Iole Cilento
realizzazione scene Iole Cilento e Porziana Catalano
musiche originali Pasquale Loperfido
tecnici di compagnia Angelo Piccinni, Mario Daniele
cura della produzione Tonio De Nitto
voce di Carlo Magno Fabrizio Saccomanno
organizzazione Franco Ungaro
distribuzione Laura Scorrano
dedicato a Che cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini

Giochi di bambini. Giochi di guerra. Marionette. Pupi. Roba vecchia e bellissima. Da spaccare in due a colpi di spada. Sotto: corpi, metallo, amore e guerra. Sopra: fili, voci tonanti e un destino tragico. Carlo Magno e i suoi paladini. Da ragazzo li odiavo quei personaggi, prototipi di conquistatori. Invece amavo con tenerezza e batticuore le loro raffigurazioni morte, quelle marionette fatte a pezzi, legate a un cielo di carta strappato. Vent'anni dopo, quando vedo uomini e/o marionette morire sui campidi battaglia, ho capito che tutti meritano compassione e i loro corpi vanno rispettati. La storia comica e tragica dei paladini di Carlo Magno -
dall'arrivo a corte della bella Angelica al massacro di Roncisvalle - racconta la bellezza e la crudeltà della vita. E se da più di cinquecento anni grandi poeti e
oscuri teatranti continuano a provare un piacere immenso a raccontarla, un
motivo ci deve essere. Mi pare di essere nel teatrino delle marionette dove
Pasolini fa raccontare a Totò, Ninetto Davoli, Franco e Ciccio, la
triste storia di Otello, Iago e Desdemona. Con quelle stesse marionette vorrei
raccontare di Rinaldo, Astolfo, Angelica, Bradamante, Fiordiligi,
Orlando e, da ultimo, il massacro di Roncisvalle, quella discarica assurda e
insanguinata dove tutti quei corpi morirono e furono abbandonati, occhi
al cielo, a domandarsi che cosa sono le nuvole.

Francesco Niccolini