Ritorno al passato

Non è il titolo di un nuovo film, bensì quello che certa parte della politica italiana è intenzionata ad attuare da un lato, e quello che il Vaticano continua a perpetuare dall'altro lato. Sono di oggi 19 settembre 2002, infatti, due notizie quanto mai anacronistiche:

  • nella prima, ripresa dalla stampa nazionale, ci si informa che il crocifisso tornerà a troneggiare nelle aule scolastiche italiane;
  • nella seconda, si apprende che un vecchio prete, don Mario Pruccoli, ha inviato una missiva al Papa pregandolo di togliere la scomunica inflitta da papa Urbano IV agli abitanti di Monticello Amiata (Grosseto) nel 1369.

CROCIFISSO

Il crocifisso tornerà nelle aule da dove, un po' alla volta, è sparito. L'annuncio, che segue di qualche giorno l'appello del Papa, è stato fatto dal ministro Moratti. «Il crocifisso - ha detto - rappresenta un simbolo della civiltà cristiana, della sua radice storica e del suo valore universale, che sono elementi essenziali del patrimonio storico e culturale del nostro Paese». La notizia ha sollevato critiche ed entusiasmi. La Lega Nord si è subito detta favorevole all'affissione della croce sulle pareti di tutti i luoghi pubblici. E ha rilanciato una sua proposta di legge ad hoc , sottoscritta da novanta deputati del centrodestra e anche da quattro esponenti della Margherita, suscitando la preoccupazione delle comunità ebraiche. (Corriere della Sera del 19-09-2002)

È di pochi giorni fa la pubblicazione dell'articolo Leggi: cosa sono e a cosa servono, in cui sosteniamo che «Sembra che ogni persona abbia una grandissima opinione di sé contrapposta ad una pessima opinione degli altri, per cui si sente in dovere di dettare agli altri le proprie regole. Questo vale in tutti i campi, dal capofamiglia al capo reparto di una fabbrica su fino ai primi ministri, i presidenti, i re e gli imperatori. Succede quindi che quando una persona arriva ad occupare un posto di potere inizia a promulgare nuove leggi, le sue leggi, dettate non dal buonsenso o dalla assoluta necessità bensì dalle sue personalissime opinioni sul come gli altri si debbano comportare. Abbiamo così giornalmente nuove leggi, spesso insensate, intrise di sanzioni e pene per coloro i quali oseranno trasgredirle. E intanto il numero di pagine dei vari Codici aumenta a dismisura, così come aumenta l'oggettiva incapacità dei cittadini di poter conoscere, comprendere e usare tali Codici.» [...]

«... le leggi odierne sono le opinioni del "potente" (politico, amministratore) di turno che obbligando il suo popolo "per legge" a seguire le sue opinioni personali crea trasgressori e "fuorilegge" tra coloro che la pensano diversamente. Inoltre il continuo ricambio dei governi, smaniosi di "cambiare le regole" emanate dai loro predecessori, porta al varo di ulteriori leggi che rendono impossibile a chiunque una vita nella legalità. Mentre l'applicazione di leggi vessatrici e persecutorie, [...] porta alla trasgressione "forzata" e ad una ribellione serpeggiante (ora con le nuove leggi europee ne stiamo vedendo delle "belle" e ne vedremo sempre più).» [...]

«Inoltre, leggi precedenti, superate e spesso contrastanti con i nuovi criteri democratici, vengono tenute in vita formando l'altra parte dell'attuale guazzabuglio giuridico: è il caso del Codice Rocco, il Codice Fascista che tutt'oggi compone lo "zoccolo duro" del nostro codice penale, nonostante il Fascismo sia stato rinnegato, perlomeno dagli attuali schieramenti parlamentari.» [...]

Se mai avessimo chiesto un esempio a sostegno di quanto da noi asserito, non avremmo potuto sperare in qualcosa di meglio. Da decenni si parla della laicità dello Stato, di pluralismo, di tolleranza, di aggregazione tra popoli e culture diverse, di rispetto per le opinioni e le religioni altrui. Questa "nuova sortita", in ossequio all'appello del Papa, sembra fatta apposta per invalidare e sconfessare gli sforzi fatti sinora. Abbiamo volutamente messo "nuova sortita" tra virgolette poiché trattasi di un Regio Decreto del 1928, cioè di una legge emanata in pieno regime Fascista.

Si potrebbe sostenere che tutto sommato un crocifisso appeso ad un muro non fa del male a nessuno: è solo un simbolo. Vero, peccato che nel nome di quel simbolo si siano combattute guerre (se ne stanno combattendo ancora, vedi l'Irlanda), commesso crimini e scempi incommensurabili per 2000 anni, per cui la presunzione che non faccia danni è falsa o, quantomeno, tutta da dimostrare.

Per contro, anche gli "altri", ad esempio i musulmani, ci invadono con i loro simboli, entrano nelle nostre scuole, nelle nostre case, etc., con il chador e con il turbante, che sono simboli del loro retaggio culturale profondamente diverso dal nostro. Ma è vero anche che la maggior parte dei loro figli il chador ed il turbante non lo portano più. Tuttavia, noi occidentali, che abbiamo la presunzione di essere migliori e più civili, che siamo comunque, oggettivamente, più evoluti in materia di diritti civili, dovremmo dare l'esempio e concretizzare quella tolleranza con la quale, da secoli, ci riempiamo la bocca. Il buon Papa, dal canto suo e unitamente al suo clero, dovrebbe dare l'esempio di quel ecumenismo, di quella carità cristiana e di quella fratellanza tra i popoli di cui tanto parla. Mettere il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici, che sono le aule e gli uffici di tutti, cristiani, musulmani, atei, etc. ha più il sapore della sfida che non quello della pacificazione.

Il ministro Moratti sostiene che «Il crocifisso rappresenta un simbolo della civiltà cristiana, della sua radice storica e del suo valore universale, che sono elementi essenziali del patrimonio storico e culturale del nostro Paese». Anche la falce e il martello è il simbolo di un'ideologia (non solo di un partito) che oramai fa parte del patrimonio storico e culturale del nostro Paese. Cosa facciamo, lo affianchiamo al crocifisso per par conditio? A voler essere coerenti si dovrebbe.

In ogni caso, anche se è vero che il simbolo cristiano è più antico della falce e martello, la verità è un'altra ancora: l'unico (e più antico di tutti) simbolo che incontestabilmente rappresenta le nostre radici storiche, e che fa parte del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, e di tutto l'Occidente, è il simbolo della Roma Antica: il Fascio. Cosa facciamo, mettiamo quello?

SCOMUNICA

«La gente si era ribellata ai soprusi dei potenti, tutto qui. Nel 1359 Monticello era stato conquistato dai senesi che la gravarono con 15 servitù, o tipi di tasse se preferite. Questo non impediva che gli Aldobrandeschi di Santa Fiora, signorotti locali, imponessero le loro imposte e fossero autori di prevaricazioni continue. Come se non bastasse l'abate dell'amiata voleva la sua parte. Insomma, a un certo punto la gente di questo castello disse basta. Disse che non voleva più pagare. E allora l'abate, che si chiamava Giovanni Neri di Badia, si rivolse all'imperatore perché domasse i rivoltosi. Questi, a sua volta, chiese ed ottenne che il Papa scomunicasse questa povera gente. E così fu.» (Il Resto del Carlino del 19-09-2002)

Ogni domenica i telegiornali ci fanno vedere il Papa che si affaccia (ogni domenica) al balcone di Piazza San Pietro e dice (ogni domenica) che il mondo ha bisogno di pace (sai che idea originale?... ci mancherebbe anche che dicesse il contrario). Questa chiesa "pacifista", però, è piena di scheletri nell'armadio e ogni tanto ne salta fuori uno. E mentre il Papa lancia appelli per la reintroduzione del crocifisso, il simbolo universale del cristianesimo e dell'amore di Dio verso l'Uomo, un povero e vecchio prete chiede a quello stesso Papa se non sia giunta l'ora di togliere una scomunica inflitta ben sette secoli fa ad un piccolo borgo toscano, i cui abitanti si resero rei di essere stanchi dei soprusi loro inflitti da chiunque vantasse un qualche tipo di "potere" nei loro confronti, chiesa inclusa.

Di colpo si scopre che il nefasto Medioevo non è ancora finito, che i frutti della sua malvagità sono ancora appesi all'albero della vita, perlomeno della vita quotidiana di quel borgo, che la commistione tra potere spirituale e potere temporale esercitata dalla chiesa romana fino all'arrivo di Garibaldi in Porta Pia, tutto sommato non molto tempo fa, ha lasciato qua e la testimonianze dei misfatti compiuti nel nome di Dio, con l'ausilio del crocifisso, lo stesso crocifisso che ora si vuole riportare nelle aule in cui i nostri figli dovrebbero venire educati per diventare degli onesti cittadini del mondo di domani, un mondo multirazziale, multiculturale, multireligioso e, ci auguriamo, più libero e più giusto di quello odierno.

A nostro avviso, sarebbe il caso che il Papa impiegasse alcuni dei suoi numerosi prelati per scovare tutti gli altri casi di ingiustizia perpetrati dalla chiesa nella sua lunga storia, e vi ponesse rimedio prima che qualche vecchio buon prete si appelli a lui.

Questo sì, che sarebbe un messaggio forte di pace. Questo sì, che sarebbe un esempio per tutti gli uomini, per tutte le civiltà e per tutte le religioni. E questo mondo ha un bisogno disperato di tali esempi, di una guida spirituale forte, di una luce intensa che illumini il cammino verso il futuro, anziché moccoli che di tanto in tanto gettano luce sulle ombre del passato che cammina dietro di noi.

Nota: Articolo pubblicato su NSOE il 19 settembre 2002