Lo Stato criminale

Chi o cosa è un "criminale"?

Il Garzanti lo definisce come: «chi è colpevole di gravi delitti o manifesta delle tendenze pericolosamente antisociali | (estens.) delinquente, malfattore | (fig. fam.) persona senza scrupoli, che fa male il suo lavoro: quel meccanico è un criminale». Altri dizionari consultati sono più o meno in linea con questa definizione, che però non ci aiuta molto perché lascia spazio alle interpretazioni.

Criminale, secondo la definizione comune, è colui che commette dei crimini, delitti o reati. È necessario, allora, definire crimine.

Il Dizionario Italiano Hoepli definisce crimine come: «Atto contrario alle norme del diritto penale». Anche questa definizione non ci aiuta, in quanto il diritto penale varia nel tempo e in base alla cultura. Ciò che ieri era un crimine, oggi è considerato lecito e viceversa. Ciò che è un crimine in Italia non lo è in un'altra nazione o in un'altra cultura, e così via.

Proviamo, allora, a "definire" da noi il termine criminale.

Nel comune sentire, criminale è il "ladro" o il "truffatore", cioè colui che prende delle cose altrui senza dare nulla in cambio. Se lo fa con l'uso della forza, la gravità del crimine aumenta. Se lo fa sotto la minaccia delle armi, oppure privandoci della libertà, la gravità del crimine aumenta. Se lo fa uccidendo la gravità aumenta. Ma rimane il fatto che alla base dell'azione criminale c'è un "prendere senza dare nulla in cambio", oppure dando in cambio cose dannose come fa lo spacciatore.

Questo fa "senso", vero? Ora sappiamo cos'è un comportamento criminale.

Bene, diamo uno sguardo ai nostri politici e al nostro governo. Come si può notare, il termine "criminale" si addice appieno.

Diversi politici, di tutti i colori, oltre a percepire stipendi e benefit stratosferici, sembrano impegnati full-time a rastrellare soldi a destra e a manca, dandoci in cambio la situazione politica ed economica attuale. Prendono senza dare nulla, oppure danno in cambio qualcosa di dannoso, che non è voluto né richiesto.

E il Governo? Continua ad aumentare le tasse. Tra una tassa e l'altra, lo Stato italiano si porta via oltre il 50% di ciò che guadagnamo, in alcuni casi il 60%, senza contare che si è già preso l'IVA. In cambio di cosa? Il carburante continua ad aumentare e si sa che la maggior parte va nelle tasche dell'erario, l'autostrada è a pagamento, parcheggiare dove ci sono le striscie blu (cioè quasi ovunque) è a pagamento, per vedere la televisione pubblica si paga il canone, per i servizi sanitari c'è il ticket (oppure si paga tutto al 100%), quasi tutti i servizi e i certificati dell'amministrazione pubblica hanno un costo, marche da bollo, bollettini, ecc. Mentre il disservizio regna sovrano. Una situazione un po' "criminale", non è vero?

Le tasse vengono riscosse con l'uso della forza, o se preferite termini meno diretti, con l'uso delle cartelle esattoriali, dei decreti ingiuntivi, del pignoramento e dell'esproprio legalizzato. Le stesse cose (farsi consegnare con la forza parte del ricavo) fatte da altri personaggi vengono definite "pizzo" o "estorsione" e sono dei reati gravi.

Da tempo immemore lo Stato italiano pretende che le aziende paghino la maggior parte delle tasse in anticipo (a maggio e a novembre), così, al buio, senza sapere se nell'anno a cui si riferiscono le tasse anticipate i nostri affari andranno bene o male, e se non si pagano le tasse anticipate scattano le sanzioni, le violenze legali, la Guardia di Finanza con i pistoloni alla cintola che viene a farci visita, i funzionari dell'Agenzia delle Entrate che chiedono il saldo di quanto, in modo molto "fantasioso", secondo loro è dovuto.

In cambio di cosa?

Nulla o disservizio!

E noi, da bravi cittadini fessacchiotti, andiamo in banca a chiedere il fido per pagare le tasse anticipate. E paghiamo anche gli interessi sul fido. Ciò significa che il governo, di fatto, agisce come procacciatore d'affari per le banche e fa ingrassare il sistema bancario, proprio quel sistema che è il maggior responsabile dell'attuale crisi economica mondiale (vedi Goldman Sachs e la situazione USA, oppure i Bond Argentini e tutti i titoli tossici venduti a profusione alla pubblica amministrazione italiana). E noi ora dovremmo soggiacere al "rigore" e aiutare Monti (uomo delle banche) a rimettere in ordine i conti.

Ultimamente ci sono dei "rappresentanti del popolo" che fanno i moralizzatori e puntano l'indice su coloro che non accettano il gioco dello Stato tassatore. In prima fila è sceso niente di meno che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sentenziando che "Chi evade le tasse non merita di essere italiano". Napolitano, per chi non lo sapesse o se ne fosse scordato, è colui che plaudì ai carri armati sovietici che nel 1956 invasero l'Ungheria soffocando con la violenza e il sangue la rivolta popolare. Questo non c'entra nulla con le tasse, ma dà un'idea del personaggio e del suo pensiero (carri armati e rigore).

Essendo stato un alto dirigente del Partito Comunista Italiano, il cosiddetto "Partito dei lavoratori", è anche responsabile di aver creato o permesso che si creasse il disastro economico delle baby pensioni, oltre mezzo milione di dipendenti statali che sono andati in pensione tra i 40 e i 50 anni di età (spesso prima) e che sono stati mantenuti a spese della comunità fino alla fine dei loro giorni (che nella maggior parte dei casi non è ancora arrivata). Si stima che costino allo Stato (leggi a noi cittadini) 9 miliardi di euro l'anno. Come esempio chiarificatore, se moltiplichiamo tale cifra per 20 (gli anni trascorsi da quando le baby pensioni sono state abolite) otteniamo la cifra sbalorditiva di 180 miliardi di euro. Sommiamo gli interessi su tale cifra e scopriamo cosa genera gran parte del debito pubblico, cioè cosa stiamo pagando con le tasse. Ecco perché lo Stato è così cattivo con gli evasori: come una volta i peccatori puntavano il dito contro gli altri nella speranza (spesso ben riposta) che sul rogo finissero gli altri e non loro, oggi i nostri politici e governanti puntano il dito contro i cittadini "peccatori" nella speranza di non essere beccati loro stessi per i loro peccati inconfessabili. Diciamolo: ammesso e non concesso che loro le tasse le paghino (e qui il dubbio è lecito), è facile pagare tasse esorbitanti quando si guadagna una barca di soldi senza lavorare, senza produrre qualcosa di valore, ma sputando sentenze altisonanti senza sporcarsi di sudore l'immacolato colletto della camicia bianca. Ciò non significa che non ci debbano essere le tasse, bensì che le tasse devono essere "sensate" e usate per migliore la vita comune, non come strumento di controllo e tortura per il buon vivere di una qualche casta privilegiata.

Sarebbe ora che ci svegliassimo un po' tutti e prendessimo coscienza di questa situazione criminale, che capissimo chi sono i veri criminali a dispetto delle loro belle facce rasate, dei doppio petto blu, degli abiti firmati. E sarebbe ora che li mandassimo a lavorare sul serio, a produrre qualcosa di valore e non leggi vessatorie e violenze legalizzate non richieste e che nessuno vuole.