il Saggio-Spettacolo
"Luminescenze all'orizzonte"
di Vincenzo Bambella regia di Edoardo Oliva
In fondo quello del Titanic era solo un viaggio, una distanza da coprire battendo tutti i record di traversata, di lusso e di sicurezza dell'epoca. Si trasformò in una catastrofe. Non "la fine del mondo", ma come sosteneva Enzensberger un pezzo ed un boccone, una rata della stessa.
Ma in fondo fu solo un viaggio. Che cambiò destinazione in maniera imprevista e per mano di un fato beffardo, che diventò mito e presagio nello stesso tempo, che si trasformò in allegoria per tutti gli ideali "inaffondabili", che alla fine si concluse, come ogni viaggio.
E come ogni viaggio, conteneva tutte le direttrici di un percorso: direzione, movimento, velocità, distanza, destinazione; e con esse tutte le variabili che possono influenzarle: destino, fortuna, caso, illusione. Ma, soprattutto, conteneva i viaggiatori. Un popolo di fantasmi alle prese con le rotte della propria esistenza, sempre alla ricerca di sogni, certezze, ambizioni, sempre attenti ad evitare gli iceberg della mente, sempre pronti ad afferrare e a respingere le vite degli altri in un crescendo di lucidità ed incoscienza, di speranza e disperazione, di azioni e contrazioni.
Un microcosmo itinerante che in ogni viaggio si affanna per "morire da vivo" e che di ogni viaggio rappresenta la parte più interessante.
"Il Titanic è una specie di modellino di tutti i miti del secolo, il laboratorio galleggiante destinato a scoprire la distanza tra le illusioni e la realtà" ( H. M. Enzensberger)
L'impostazione del passo come momento più importante del cammino, più della partenza e dell'arrivo, la sospensione del piede come punto centrale di osservazione. Questo il senso di questo nostro viaggio laboratoriale dentro il Titanic.
Il rigore e la disciplina del movimento al servizio della creatività e dell'imprevedibilità della mente. La parola come terminale di un'emozione vissuta e faticata, piuttosto che traccia per la restituzione di facili stereotipi.