Hai sentito l'ultima sul Prozac?

Il 19 febbraio, nell'articolo "La scienza fa progressi, la psichiatria no!", avevamo scritto «Scommettiamo che adesso si scoprirà che gli psicofarmaci falliscono spesso?»... Cavolo, non sapevamo di avere delle capacità divinatorie così spiccate! Infatti, il 26 febbraio sul Corriere della Sera sono state pubblicate due pagine (diconsi DUE) per avvertire che

gli antidepressivi tradizionali, Prozac in testa, non funzionano ma hanno solo un effetto placebo. La notizia è apparsa anche sul resto dei media nazionali e su quelli esteri, apparentemente coinvolti in una sorta di gara per annunciare la "buona novella".

Sempre sul Corriere, versione cartacea, viene espresso un dubbio lecito: poiché i brevetti degli antidepressivi come il Prozac sono scaduti e i loro produttori non possono più lucrarci sopra come prima, potrebbe essere plausibile che lo studio inglese sull'effetto placebo del Prozac altro non sia che un'operazione di marketing per fare in modo che gli utenti del Prozac (e dei suoi fratelli) abbandonino questa "inutile pillola-placebo" per passare ai nuovi e più costosi antidepressivi.

Tale sospetto si rafforza se si considera che in trent'anni di "studi serissimi" nessuno ha mai messo in dubbio gli effetti degli antidepressivi, sia nel bene che nel male. Se si dà credito allo studio inglese, si deve ammettere che gli studi delle case farmaceutiche erano fasulli, ma che erano fasulli anche gli studi di segno contrario che sostenevano che il Prozac et similia induceva a comportamenti violenti e suicidari, tanto da indurre la Food and Drug Administration e le varie agenzie del farmaco internazionali ad esigere che sul foglietto delle istruzioni degli antidepressivi, e in alcuni paesi come gli USA anche sulla confezione come si fa con le sigarette, fosse segnalato il pericolo di comportamenti suicidari. Possibile che si siano sbagliati tutti?

Da tutta questa storia traiamo le seguenti conclusioni:

1) È evidente che, in un modo o nell'altro, il business psico-farmacologico sta prendendo tutti per i fondelli con il solo scopo di fare montagne di soldi sulla pelle della gente.

2) Tenendo come punto di riferimento la salute mentale dei pazienti, si può benissimo concordare con il risultato dello studio, cioè che gli psicofarmaci sono inutili e, nel migliore dei casi, hanno lo stesso effetto dei placebo.

3) Ma dall'effetto placebo, che è il miglior risultato possibile poiché significa che quanto meno non ci sono peggioramenti significativi, si scende gradualmente verso gli effetti negativi ben illustrati nei bugiardini, fino ad arrivare ai comportamenti suicidari o a quelli assassini.

4) Quindi la "notizia" degli effetti placebo degli antidepressivi è solo un'operazione di marketing ben congegnata: ne parlano a gran voce tutti i media, quindi come non crederci? Come non seguirne i consigli di passare ai nuovi farmaci?

E infatti oggi, 29 febbraio, sempre sul Corriere della Sera, è iniziata la seconda fase con la pubblicazione dell'articolo "Bimbi malati di vivacità" di ben due pagine (diconsi DUE) sul problema dell'iperattività dei nostri bambini italiani (all'estero i media parleranno dei loro) e sulla messa in commercio di nuovi "mirabolanti" psicofarmaci senza effetti collaterali.

La presa per i fondelli continua, come continua il flusso ingente di denaro che si riversa nelle casse di BigPharma e della psichiatria a spese della comunità.